Per dieci minuti di Chiara Gamberale (⭐️⭐️)

Un gioco originale in una trama che non coinvolge.

Il libro
Chiara è la protagonista e la voce narrante. Si trova a perdere contemporaneamente il lavoro e il marito. Vive a Roma da poco tempo, una città nella quale non si riconosce e rimpiange sempre il paese dove è nata e cresciuta.

In uno dei suoi incontri con la psicologa, le viene proposto un gioco. Per dieci minuti, ogni giorno, deve fare qualcosa che non ha mai fatto.

La trama scorre  attraverso la vita quotidiana di Chiara e i dieci minuti scelti ogni giorno.

Non mi piace perché
Un romanzo che nasce da un’idea interessante, un gioco terapeutico divertente. L’inserimento di un elemento nuovo quotidianamente nel proprio  stile di vita.

La narrazione é tuttavia appesantita da troppi discorsi inconsistenti, pensieri, alcuni anche importanti, ma esposti a raffica. In più un alto numero di personaggi è inserito giorno dopo giorno nel racconto e la sensazione è che molti siano un po’ forzati.

Il personaggio di Chiara ci accompagna con una serie continua di lamentele, a volte futili e inutili, senza sapere di essere in realtà fortunata. Non ha i problemi di chi deve assolutamente lavorare più di 40 ore, senza che ciò sia neanche sufficiente a vivere dignitosamente.  Non ha la responsabilità di altre persone. Non deve fare due ore di viaggio all’andata e al ritorno per raggiungere il luogo di lavoro. Ha uno stile di vita agiato che le permette di non dover cucinare, di fare viaggi da sogno e soprattutto ha moltissimo tempo libero e non si rende conto di quanto sia ricca solo per questo. E la lista potrebbe continuare…

Certo, perde un lavoro che le piace, la sua rubrica “I pranzi della domenica”.  E’ una scrittrice  e questo intermezzo le permette di  tornare con maggiore energia al suo libro. Suo marito la lascia, ma il rapporto è conflittuale e logoro da  tempo immemore. Si ha l’impressione che entrambi non si sopportino e che siano estremamente immaturi.

Dall’altro lato, Chiara, è dotata di una sensibilità molto delicata. Ma appare incapace di adattarsi alla vita.  E’ probabilmente cresciuta in un ambiente iper-protetto, che unito alla sua delicatezza le ha causato danni fin da ragazza, l’autrice parla di anoressia.

Ho apprezzato l’originalità del gioco proposto nella trama, un modo per mettere in stand-by  la mente. Il martellamento di pensieri e eventi così rapido e veloce, rende però il racconto poco coinvolgente, secondo me e la storia viene a mancare di personalità.

Un modo di piangersi addosso e di affrontare la vita, nel quale non riesco a riconoscermi.

Tra i tanti, mi sono piaciuti i dieci minuti alla cassa della libreria ad osservare cosa scelgono i lettori e quelli ad ascoltare sua madre.

Consiglio questo romanzo a chi si lamenta continuamente, guardarsi dall’esterno può essere l’occasione per un cambiamento.
E poi, assillarsi troppo con problemi mentali inesistenti,  a lungo andare fa sì che essi  diventino gravi.

Per dieci minuti non voglio pensare…
E voi?

 

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