Immagina i corvi di Luigi Sorrenti (⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️)

Un romanzo che ti avvolge e ti cinge con le sue spire, in un viaggio attraverso le mille sfumature del male

La trama
Siamo nel 1986, a Spinosa, piccolo paese della Puglia. Una stagione estremamente arida e secca,  l’aria è soffocante, l’acqua inizia a scarseggiare e arrivano i corvi. La gente inizia a ricordare un lontano 1926, in cui altri corvi furono forieri di  tremenda sventura. E di nuovo, in poco tempo a Spinosa accadono eventi efferati, atroci, che sembrano portare distintamente l’impronta del diavolo. A partire, dal figlio del fabbro, Vito Lorusso, improvvisamente vittima di possessioni maligne. E poi, la tragica morte di Dhaki, un bimbo egiziano ucciso in modo sadico e macabro, i segni sul suo corpo riportano chiari rituali satanici. La gente è scossa da questi avvenimenti e inizia a diffidare di chiunque, soprattutto di quelli che non rispondono ai criteri moralistici della comunità. Intanto, continua a non piovere. L’atmosfera è carica di elettricità, pronta ad esplodere.

Mi piace perché

Il  romanzo corre lungo una linea sottile che segna il confine tra giallo e horror. Si rimane nel dubbio a lungo, si tratta di un giallo a tinte scure o l’orrore più irrazionale è entrato a Spinosa. Non sarò io a svelarlo, ma dovrete scoprirlo da soli.
img_01La narrazione è perfetta, coinvolgente, un pò gotica.

C’è tanto, nel romanzo e ogni passaggio oltre a renderlo appassionante e intenso,  fa riflettere. La  situazione di questo luogo, così come di molte altri posti italiani abbandonati a se stessi è dipinta in modo abile e preciso. La bellezza, l’immensità e  la genuinità tipica non riescono a compensare le carenze che gli abitanti si trovano a dover affrontare. Si tratta di paesi, dove la politica arriva solo in tempo  di elezioni, certa di poter contare su poche promesse servite ad arte e su ignoranza e arretratezza, per continuare a mettere le persone una contro l’altra, incapaci di riconoscere il vero colpevole. Le cause sono ricercate nei poveri, nei barboni, nei diversi, gli atei, in qualsiasi persona non sia conforme al perbenismo dilagante.

La chiesa spesso alimenta ulteriormente l’atteggiamento di giudizio e conformismo delle persone, esaspera gli animi con le sue accuse e lenisce le pene, attraverso il traguardo della felicità eterna, che giustifica qualsiasi dolore nella vita terrena. E poi alla fine c’è sempre il calcio, panacea per tutti i mali.

3

La località immaginaria di Spinosa, è esemplare nel raccogliere uno spaccato di umanità controverso e fortemente ancorato al passato. E’ accurata e minuziosa la caratterizzazione dei personaggi, dei loro vizi e virtù, ad un certo punto ci pare quasi conoscerli, di vivere con loro, in un paese dove tutti si conoscono e salutano, così diverso dalla spersonalizzazione e dall’indiifferenza della città e di alcuni paesi del nord.

Immaginate questa piccola località, fuori dal mondo, pettegolezzi,  superstizioni, racconti mormorati, paure ataviche, un posto dove tutti sanno qualcosa e nessuno ha il coraggio di dire. Famiglie rispettabili e benestanti da un lato, dall’altro poveri indigenti e poi gli stranieri, che nessuno vuole. Al di sopra di tutti, c’è la chiesa che unisce e chi non la frequenta ha certamente qualcosa da nascondere. E in questa realtà, che, ad un certo punto, giungono stormi di  corvi, la parola demonio inizia a circolare tra la folla e  sullo sfondo accadono crudeli omicidi.  1

L’orrore scende sui luoghi, sulla campagna, sulle case,  sulla gente e nulla sarà più come prima.

Il libro lascia, comunque, aperto uno spiraglio al bene e alla fiducia nelle persone. Anche il più vigliacco e servile, può compiere un atto di coraggio e riscattarsi, come nel caso del sovrintendente Bazzi.

Ed eccomi  a leggere le ultime pagine, durante il mio percorso in treno e non immaginavo di dover trattenere le lacrime. Sarà perché il libro è finito e mi dispiace tanto e mi sono affezionata troppo ai personaggi.  Forse è perchè: Caspita! Volevo arrivarci io! Anche se vi sfido è tanto difficile, quanto agghiacciante.
Sarà per come l’autore riesce a cogliere e mettere su carta il male più profondo, quello che avvinghia e toglie il respiro, che rende inermi e soli,  che non dà possibilità di scampo, quello che nessuno si aspetta, la banalità del male.
E’ tutto questo e molto di più.  E’ un romanzo vissuto, originale. Un libro straordinario che vi invito a leggere e a far leggere!

E ringrazio l’autore per questo, anche se mi ha fatto sbagliare per ben due volte la fermata del treno! 😊

Grazie a  chi lo leggerà e avrà voglia di parlarne. Grazie a chi è riuscito a leggere i miei picsartpensieri fin qua. E grazie a questa ragazza che mi ha lasciato un commento riferito a
questo libro che mi ha fatto molto piacere:

(p.s. Lori, se non leggi tu che sei mia figlia, la considererò un’offesa personale)

 E ora immagina …

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