Le solitudini dell’anima di Maurizio De Giovanni (⭐️⭐️⭐️)

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Ventuno racconti, diversi tra loro, alcuni misteriosi e difficili da intuire, altri che parlano di temi sociali: immigrazione, abbandono, povertà, guerra. Qualcun’altro è dedicato alla città di Napoli che emerge maestosa, con le sue tradizioni a volte ingombranti, con la sua invadenza e solitudine, con tante storie da raccontare.

Il mio commento

Da molto tempo non leggevo una raccolta di racconti. l racconti hanno la peculiarità rispetto al romanzo che non devono per forza piacerti tutti, l’attesa è minore e l’innamoramento è immediato, o c’è o non c’è.

Il racconto si sviluppa in poche pagine, non c’è tempo per affezionarsi ai personaggi, ma assistiamo ad una serie di attimi di estasi o di inferno.

L’autore, Maurizio De Giovanni scrive con immensa poesia, soprattutto quando parla della sua Napoli. I passaggi sono ricchi di intensità e si assiste a infinite variazioni dal noir, al sociale, all’amore, o ironico. Nessun genere è lasciato in disparte, l’autore riesce a collocarli tutti e a realizzare una raccolta che proprio per questo motivo può piacere a tutti. Non ci si annoia, ogni nuovo titolo introduce un argomento a volte inaspettato e si presenta al lettore con una veste nuova.

Le solitudini dell’anima, il titolo ben esprime la  ricerca e la profondità dei pensieri narrati.  Si tratta di una serie di dialoghi che partono dall’anima e che trasportano il fardello di un grande dolore o di un grande segreto. Alcuni drammatici, altri più ironici e divertenti.

Ho dato tre stelline essenzialmente perchè preferisco i romanzi, con i racconti e come se mi mancasse qualcosa anche se riuscire a ricreare ansia, trepidazione e sorpresa in poche righe è da maestri.

Tra le storie, riporto alcuni dei passaggi che più mi hanno colpito:

Dieci Centesimi, dove il protagonista è un giovane commissario Ricciardi (noto commissario presente in molti romanzi dell’autore)

Dovevo capire il significato del dolore. Dovevo capirne il senso, la funzione: se per caso purificasse come dicevano i poeti, se salvasse da qualcosa come dicevano i preti, se aiutasse a capire come dicevano i filosofi.

Il purificatore

Si sedette, sospirò e assaporò una volta di più l’immenso potere delegato che gli era stato dato.

Un mestiere come un altro

Oggi, all’ombra di  un tiglio nel primo sole della primavera, sapeva che non era così; era stato solo più lucido, più veloce degli altri. Sorrise, amaro. Più spietato. Proprio lui.

Fastidio

Danno fastidio. Danno molto fastidio. Uno magari va di fretta, e il traffico soffoca e spezza. Minuti contati.

La fine di un amore

Sempre insieme da soli. Non che pensassi che sarebbe durata per sempre, conosco l’incostanza dei sentimenti, e dei cuori delle donne. Ma sono stati due anni fantastici. Eravamo una cosa sola.

Un’altra fine anno

Perciò lo odio, il maledetto capodanno. Una guerra con molte inutili ferite, un’allegria incivile fatta di bombe  e spari, in tanti a iniziare l’anno in ospedale con segni sul corpo che gli ricorderanno per sempre la loro stupidità.

Respirando in discesa

Se è stato raccontato è stato condiviso, quindi è di tutti: se ti viene di raccontare in prima persona o in terza, poco conta. L’importante è raccontare ancora i racconti ascoltati.

Tutta quell’acqua

Perché nel mare, sapete, ci sono tante cose se le volete raccontare, disse il vecchio. Nel mare ci sono i ritorni, e i porti pieni di speranze. Ci sono le donne che scrutano l’orizzonte in attesa dei pescherecci, e l’anima dei viaggiatori che sognano le terre lontane. C’è la balena bianca e ci sono le tempeste senza nome, le isole dei mangiatori di uomini e i naufragi disperati, e gli ammutinamenti e le cannonate delle bandiere nere. C’è tanta di quell’acqua, nel mare.

Robin Food

Io ero piccolo e mi mettevo le ore sane, a guardare mia mamma che preparava; guardavo le mani che impastavano, che aggiungevano, che tagliavano, che tritavano. Erano mani che costruivano la felicità.

Consigliato

Per riflettere, per leggere quando si ha voglia, abbandonare e riprendere, senza perdere il filo. Per riabituarsi alla lettura dolcemente. Questi racconti sono come dei piccoli e deliziosi dipinti, ti risucchiano e ti risputano fuori un po’ cambiato.

 

Titolo: Le solitudini dell’anima
Autore: Maurizio De Giovanni
Editore: EdizioniCentoAutori
Pagine: 193
Anno: 2015

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