I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante (⭐️⭐️⭐️⭐️)

thumbnail_img_1541La trama in breve

Olga ha  trentotto anni, è una donna piacevole, ha 2 bambini, un cane lupo, un marito e una tranquilla e monotona routine familiare. Fino a quando Mario, suo marito, le comunica in modo distratto che è finita. Non ci sarà più un domani insieme, perché lui va via. Olga dapprima non capisce, non si arrende, si dispera,  impazzisce, finchè  odio, rancore e apatia non entrano prepotentemente nei suoi giorni.

 

Come l’ho letto io

Entrare a piedi uniti in un dolore così ottuso di un’altra persona può essere scioccante, come aprire una porta su una stanza e vedere un corpo nudo non visti, fuori e dentro, come se la pelle diventata trasparente non segnasse più un confine con il resto del mondo.

Il dolore è la nostra parte più intima, è impossibile comprenderne la grandezza e l’entità che ognuno prova.  Ed è quello che ho pensato leggendo il libro all’inizio. Non ne capivo la violenza e la pena eccessiva di Olga dopo l’abbandono. “Mai dire mai”, dice un modo di dire un po’ scontato. E ce lo dimostra la stessa Olga, quando ricorda la sofferenza di un’altra donna rimasta sola e lei bambina all’epoca dei fatti, mentre assisteva  perplessa alla disperazione senza fine della “poverella”:

Un dolore così appariscente cominciò a disgustarmi.

Quando è la sua volta, Olga è soggiogata e schiava dello stesso male di vivere, si trascina attraverso una vita improvvisamente vuota, senza senso, sul baratro di un precipizio. Qual è il senso della vita pare domandarsi e chiederci? Per Olga è suo marito, i figli, il cane, gli amici, tutto ciò che la circonda è morto con lui.  La realtà è che nulla e nessuno ci appartiene, ma nella disgrazia non si ricorda.
L’uomo ha una nuova compagna, scopre Olga dopo febbrile ricerca, poco più che ventenne e questo elemento scatena una nuova serie di insicurezze. Un ennesimo annientamento, la donna si vede invecchiata, sformata, consumata  con indosso tutte le cicatrici degli anni e sa già che nel confronto con la giovane è sconfitta.

L’autrice,  riesce a fermare su carta l’immensità profonda dell’angoscia di questa figura femminile che si muove sull’orlo della depressione. Sembra quasi di vederla muoversi in una dimensione che non le appartiene più , come una totale estranea e nulla sembra riuscire a risvegliarla dal torpore malefico in cui è caduta. Lo viviamo il suo dramma e  ne siamo talmente avvolti, che risulta  insopportabile a noi stessi.

Come avevo potuto lasciarmi andare a quel modo, disintegrare così i miei sensi, il senso dello stare alla vita.

Il linguaggio utilizzato è in alcuni passaggi è crudo, urlato, volgare e senza freni, ciò fa si che il libro oltre a leggersi, si ascolti.
Pagina dopo pagina si dipana un lungo calvario  e la donna ha un’unica certezza di essere diventata quella “poverella” che tutti additavano, durante la sua infanzia.

Che fine l’aspetta? Sarà Olga stessa a parlarvene…

Il libro è anche un film con i due straordinari attori: Luca Zingaretti e Margerita Buy.

Sullo sfondo la città di Torino, desolata e solitaria per il periodo di vacanze estive.

Consigliato

Sì, terapeutico, anche se all’inizio è forte la voglia di lanciarlo contro un muro, non si riesce a  farlo. La scrittura è tagliante, sferzante, coinvolgente, difficile staccarsi.

Titolo: I giorni dell'abbandono 
Autore: Elena Ferrante
Editore: edizioni e/o
Pagine : 211
Anno: 2002
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