La prima verità di Simona Vinci ⭐️⭐️⭐️⭐️

1992,  Isola di Leros. Grecia. Manicomio. Alcuni volontari giungono sull’isola per portare conforto ai ricoverati dell’istituto. Tra essi Angela e Lina, due giovani donne, diverse tra loro, ma unite dall’esperienza atroce che condividono. Storie spezzate, oltre la malattia mentale, nelle peggiori pieghe della vita, dove povertà, ignoranza, politica, giustificano abomini terribili e dove le creature più deboli ne portano i marchi a fuoco impressi sulla loro pelle per sempre. Così in mezzo alle mille sfaccettature della pazzia, ci sono bambini abbandonati, violentati, distrutti, ragazze la cui unica colpa è essere donne e dissidenti politici.

Attraverso gli occhi di Nikolaos, il bimbo con il sasso in bocca, assistiamo alle dimensioni aberranti dell’orrore:

Gli occhi li aveva tenuti sempre aperti e adesso sapeva con certezza che gli uomini sono molto peggio dei cani. Gli uomini sono peggio di tutto.

Teresa, Basil, Nikolaos, Stefanos, e poi molti altri non più in Grecia.  Esistenze interrotte, uomini segregati, torturati, senza identità e dignità. E’ un “non luogo” quello di Leros, così come quello di Freetown e tutti gli altri che nel corso degli anni sono venuti alla ribalta tramite la stampa. Gli internati sono numeri senza passato e futuro, incatenati ai letti, chiusi nei cortili, nudi e costretti a vivere ammassati e lerci in spazi angusti o all’addiaccio.

Come l’ho letto io

Vincitore del Premio Campiello 2016, è un romanzo che divide e non mette d’accordo. Tantissimi i contenuti, orrende pagine di storia si mescolano con le vicissitudini personali dell’autrice  e ad un certo punto ci si sente un po’ confusi. Alcuni personaggi  ci abbandonano improvvisamente e immediatamente nuovi luoghi e dolori ci inghiottono. Il motivo, secondo me, è perchè per i personaggi narrati nel libro non è previsto un lieto fine e neanche una trama, sono spettri che rimangono in un limbo senza ieri, oggi e domani.

L’autrice  affonda le mani  in un  pozzo profondo, senza mai riuscire ad arrivare alla fine

I bambini, le donne, gli uomini coinvolti sono automi, compaiono con la loro sofferenza, scompaiono senza redenzione e senza mai incontrare pietà umana.  E’ un libro che denuncia e fa conoscere pagine efferate  del nostro passato, nascoste dai tabù e dall’omertà. Un romanzo fuori dal comune, coraggioso, che seppure slegato e denso di fatti, eventi, date, situazioni, si legge velocemente e resta coinvolgente fino alla fine. Diverse tragedie contemporanee transitano in queste pagine, da un estremo all’altro del mondo, quasi a significare che il male è collegato da un filo invisibile e una volta tirato un capo,  le conseguenze  sono catastrofiche e infinite.

Simona Vinci ha aperto il vaso di Pandora e i fantasmi in esso contenuti continuano a fuoriuscire senza sosta, le risposte non ci sono, rimane solo lo scoramento e l’impotenza di chi vorrebbe fare, ma più di tanto non può.

Tutti i malati di mente, i pazzi, i diversi, gli inquieti, i maniaci, gli psicopatici, gli ansiosi, i depressi, i suicidi, i morti in vita, i mostri, i mattucchini del passato sono qui.
Ognuno racconta i suoi bisogni, e i sogni, gli incubi, i desideri, la sua versione dei fatti e hanno tutti ragione perché una prima verità non esiste da nessuna parte. E’ tutto vero, anche quando non lo è.

La pazzia continua ad esistere anche ai nostri giorni, attutita da psicofarmaci e similari, dimora nell’ombra. Gli istituti  lager restano, anche se non in Europa che si sappia.  Le crudeltà  continuano a essere perpetrate ovunque, anche nei nostri campi per esempio, dove le persone lavorano come schiavi per uno-due euro all’ora.  La violenza rimane subdola e latente in alcune zone, reale e quotidiana altrove. Alcuni continuano  a edulcorare tutto e a esserne complici, per quanto tempo ancora  si potrà continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto?

Mi è piaciuto molto il libro è scritto in modo scorrevole e  tocca alcuni degli enigmi  più angoscianti dell’esistenza umana. Inoltre, alla base della stesura del testo c’è un importante lavoro di ricerca e di collegamento degli eventi. Consigliato a tutti per conoscere, per non dimenticare, per non vivere castamente all’interno di una bolla di sapone, per non disperarsi. Per imparare a salvarsi da soli.

I luoghi

Leros  isola greca dell’arcipelago del Dodecaneso, vicina alla Turchia, dopo la chiusura del manicomio l’isola cerca di riscoprire una vocazione turistica. Semplice, rilassante, dolci colline verdi e baie incontaminate. Negli ultimi anni è stata anche meta di sbarchi di profughi.
Raggiungibile comodamente con voli via Atene.

Budrio località italiana in provincia di Bologna, dove si svolge la parte finale del romanzo e dove  anni fa c’era un manicomio e dove risiede l’autrice.

Sierra LeoneAfrica occidentale, affacciata sull’oceano Atlantico e  confinante con la Guinea a nord e a est e la Liberia a sud-est.
Un paese povero dove sussistono numerose malattie endemiche e dove c’è tuttora un manicomio  “Kissy Mental Home” soggetto  di un capitolo del libro.
Si arriva con voli Air France o Brussels, data l’instabilità del paese i voli possono essere modificati.

Titolo: La prima verità
Autore: Simona Vinci
Editore: Einaudi
Pagine: 397
Anno: 2016

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