Made in Italy ⭐️⭐️

L’idea era di vedere L’uomo del treno e invece un equivoco tira l’altro, siamo finiti nella sala più bella del cinema The Space di Vimercate. Uno schermo enorme, poltrone comode e… le luci si spengono e i titoli iniziali non sembrano quelli giusti.

Già, il film è “Made in Italy”. E mo’? Troppo tardi per cambiare sala!

Riko, Stefano Accorsi, lavora in un salumificio, dove ogni mese la crisi lascia a casa un operaio. Sua moglie, la fichissima, Kasja Smutnik, fa la parrucchiera, ha un salone. Tutto ruota intorno a loro. Gli amici, quelli di sempre, ci sono anche dopo trent’anni, presenti qualsiasi sia il tuo umore o problema. E poi dei “vecchi”, che si sentono giovani, ragazzi più maturi dei genitori e le difficoltà di una vita insieme.

Il film è stato prodotto e realizzato da Ligabue, contiene le sue canzoni,  il suo sentimento campanilistico e l’immagine di un paese incantevole, da nord  a sud.
Uno spaccato realistico di noi italiani sempre buonisti, pronti a trasformare tutto in “tarallucci e vino”. Non sappiamo gestire la rabbia, ci incazziamo con il primo che abbiamo davanti, ma poi giustifichiamo tutto: l’inquinamento, il caos, il gioco d’azzardo, i licenziamenti per la crisi, la corruzione, i politici “furbetti”. Così,  l’amministratore che licenzia Riko, dopo trent’anni, se la cava con un “mi dispiace”, perché le cose sono cambiate: c’è la crisi.
Già, la crisi basta a giustificare tutto in Italia. L’Italia è come quella barzelletta in cui quattro comandano come remare la barca, ma solo uno rema; se la barca affonda è sempre quello che rema a pagare.

E anche gli amici che il film ci mostra così allegri e sempre presenti, non ci sono.  Sono stanchi di aspettare, hanno altre vite, altri pensieri, vanno dove soffia il vento.

Non mi è piaciuto il film poiché mostra un’Italia, che nonostante tutto, è un bel paese dove vivere e anche se sei costretto ad andare all’estero per lavoro, ti basta il senso di appartenenza per farti stare bene. Non è così semplice, secondo me,  la crisi  è di chi la porta cucita sulla propria pelle e non è così rosa da raccontare.
La vita si consuma tra viaggi estenuanti in treni e/o autobus, turni lunghi, senza premi, né meriti. E, la nostra grande voglia di lavorare, l’impegno, la responsabilità  e la speranza di migliorare,  tutto finisce in tasse e nelle tasche senza fondo dello stato. Non ti puoi lamentare, perché molti sono a casa e altri non riescono neanche a entrare “nel fantastico mondo del lavoro”.

Pertanto, anche se le piazze sono meravigliose, i fiumi scorrono, le montagne ci circondano creando cornici da cartolina e siamo nati nel paese più bello del mondo, tempo e possibilità economiche per visitarlo non ce ne sono. E il respiro ci manca, ma non per la bellezza, per l’inquinamento.
Ecco, questo è il mio “Made in Italy”.
La sala è piena, la più affollata da ché mi ricordi, come al solito, musica leggera, retorica, belle parole e calcio saziano e tutto il resto passa in secondo piano.

Titolo: Made in Italy
Regia: Luciano Ligabue
Attori principali: Stefano Accorsi, Kasja Smutnik, Fausto Sciarappa, Walter  Leonardi
Durata: 104 minuti
Italia, 2018

 

 

Nelle foto, case popolari a Milano… quanti anni sono passati dall’ultima ristrutturazione?

 

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Jumanji benvenuti nella giungla ⭐️⭐️⭐️

In breve

Un ragazzo trova un gioco piuttosto datato, da inserire nella consolle di un videogioco. Il ragazzo lo prova, appena il meccanismo entra in azione, però, si diffonde un suono martellante e ritmico, e tutti coloro che si trovano nelle vicinanze sono catapultati all’interno del gioco stesso. La prima scomparsa è proprio quella del giovane che lo ha trovato. A distanza di circa venti anni, altri quattro ragazzi trovano il gioco, mentre sono in punizione a scuola,  e la curiosità fa il resto.

Mi piace perchè

E’ un genere senza pretese per un veloce consumo, avventuroso, ma non particolarmente entusiasmante, senza brividi, nè sorprese. Una trama già vista, dove il carismatico Dwayne Johnson fa la parte del “leone” Sembra di essere finiti sul set di uno dei film di Indiana Jones. Interessante il gioco di ruoli e il binomio persona – personaggio, che poteva essere sviluppato di più a mio avviso.
Peccato, nulla a che vedere con il primo Jumanji, che adoro.
Per bambini e ragazzi.

E voi, lo avete visto? Vi è piaciuto?

Ciao!

Regia: Jake Kasda
Attori: Dwayne Johnson, Kevin Hart, Jack Black, Karen Gillan
Paese: USA
Anno: In Italia, 2018
Durata: 118 minuti
Distribuzione: Warner Bros Italia

Atomica bionda ⭐️⭐️

Berlino 1989
Prima della caduta del muro, ci sono due città e un’intensa attività di spionaggio. Tutti spiano tutti. Il popolo e gli stessi governi auspicano l’abbattimento del muro. Nello stesso tempo, i sistemi di spionaggio dei diversi stati sono in fermento, c’è una lista da recuperare e una spia che fa il doppio gioco nel MI6, da smascherare.  Lorraine è inviata a Berlino per prendere contatti con Percival, attivo nella città e collaborare per portare a termine la missione.

 

Come l’ho visto io

Il film è ispirato ad una graphic novel del 2012 “The Coldest City”, dove la bionda è mora e c’è un titolo in linea con il soggetto, mentre il titolo del film Atomica bionda personalmente non mi pare adatto e rende ridicolo, a mio avviso,  il personaggio. Perfetto invece per una commedia. E poi la bionda non ha nulla di atomico, ma senz’altro è glaciale.
Il primo tempo è  a tratti lento, non si capisce chi sta con chi e c’è confusione. Il secondo tempo cattura di più, anche se manca una vera e propria tensione, nonostante gli scontri ripetuti  e i tradimenti. Disturbante l’uso del fumo e dell’alcool dall’inizio alla fine della pellicola. Se l’intento è creare un’atmosfera, è fallito, se è fare pubblicità è centrato. L’uso della sigaretta pare caratterizzare la categoria, in nome del “duri, sporchi e cattivi”. Il film a mio avviso ne perde. La trama è interessante.  Nel complesso è una questione di gusti.

Titolo: Atomica bionda
Regista: David Leitch
Attori principali: Charlize Theron, James Mc Avoy, Sofia Boutella, John Goodman, Toby Jones
Paese: Usa 2017
Durata  115 minuti
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

La famiglia Fang (⭐️⭐️)

La trama
Annie, Nicole Kidman, e  Baxter, Jason Bateman, hanno un passato da protagonisti nelle “opere d’arte” create dai loro genitori, due noti performer: Caleb e Camilla Fang. I Fang si ritengono veri artisti, superiori a tutti gli altri. La loro arte è volta ad impressionare il pubblico, attraverso delle “candid camera” drammatiche, dove ignari spettatori reagiscono il più delle volte in modo scioccato e spontaneo.

Annie e Baxter, ormai adulti, non si sono mai scollati di dosso il loro passato e l’eccentricità dei loro genitori, con i quali non amano passare del tempo. Malauguratamente, Jason resta vittima di un incidente. L’ospedale contatta, come di prassi,  la famiglia. A Annie, non resta altro da fare che accorrere in sostegno del fratello preoccupato dal dover rivedere i genitori. Un ritorno forzato alla loro casa d’infanzia.

L’incontro con i genitori, è un momento di  forte tensione e scontro, ma di breve durata, perché improvvisamente i genitori scompaiono nel nulla. Da qui, parte una ricerca senza sosta, perchè, soprattutto Annie ritiene che i genitori abbiano organizzato tutto.

Mi piace perché
La storia è molto originale, tratta da un noto libro di Kevin Wilson. Al centro i controversi rapporti tra genitori e figli e i loro strascichi nella vita adulta di questi ultimi.  Come enuncia ad un certo punto Caleb, Christoper Walken, è inevitabile che i genitori danneggino i figli. Così come sono stati a loro volta danneggiati. La famiglia è, in effetti, un microcosmo complesso e articolato e anche nei casi migliori si creano conflitti, frustrazioni, incomprensioni. Nel caso dei Fang, questi dissapori sono elevati ad un livello massimo. L’egoismo, mascherato sotto una forma di  arte, soprattutto per quanto riguarda il padre e l’abulia della madre sono estenuanti, mettono a dura prova le menti e il carattere dei figli. Un’infanzia-incubo in cui per i ragazzi è sempre più difficile distinguere realtà e finzione. Per il resto,  lo svolgimento, la narrazione, le immagini, i personaggi, la musica stessa sono a mio avviso troppo lenti. Il risultato  è un film noioso e fuori tempo, senza ritmo.

Consigliato a
chi ha letto il libro e per chi ama film che propongono argomenti sui quali riflettere e discutere insieme.

REGIA: Jason Bateman – tratto dal  libro La famiglia Fang di Kevin Wilson
ATTORI: Jason Bateman, Nicole Kidman, Christopher Walken, Marin Ireland, Michael Chernus, Linda Emond