Di Ilde ce n’è una di Andrea Vitali ⭐️⭐️⭐️

Ciao a tutti.

Con questo articolo inauguro una serie sui romanzi brevi/racconti. L’ho letto un po’ incuriosita dal titolo e dalla copertina e soprattutto perché cerco dei libri semplici da proporre poi a mia mamma. Mia mamma, si chiama Elisa e sta perdendo la memoria. A volte è difficile esserle vicino, soprattutto per il poco tempo libero dal lavoro, così leggere qualcosa in comune e poi parlarne, mi sembra un modo per tenerla accanto e per darle nuovi stimoli. Tornando alla storia, inizia a Bellano, un piccolo paese sulla sponda orientale del lago di Como, nel luglio del 1970.

Il piccolo Raffaele, scappa ogni volta che può al fiume, lasciando sua mamma in riva al lago, a chiacchierare con le amiche. Durante uno dei suoi tuffi, trova una carta di identità, senza foto. Oscar, abita a Fino Mornasco, è in cassa integrazione, sua moglie lavora. La sua quotidianità scorre uguale e noiosa, giorno dopo giorno, finchè riceve una telefonata, che gli comunica il ritrovamento della carta di identità di sua moglie, Ilde. L’uomo incuriosito inizia una sua indagine personale.

Il racconto di Andrea Vitali, famoso scrittore, che poco conosco, è impregnato di un’amara ironia. Il marito, Oscar, è succube della moglie, Ilde.

“Con la Ilde bisognava andarci piano. Anche prima. Sempre avuto un bel caratterino, pieno di aghi”

Passa tutto il giorno in casa, in attesa delle telefonate e delle richieste della donna, che lo chiama per ogni incombenza. In più, ogni sera subisce improperi e lamentele. La novità della carta di identità rappresenta una fuga dalla squallida realtà, seppure temporanea. La storia è attuale e solo apparentemente leggera, in realtà entra invece in profondità nei rapporti familiari appesantiti e logorati, oltre che dal tempo, dalla crisi economica e dalla instabilità del lavoro.

A volte si rimane ancorati ad esistenze vuote, relazioni, in cui manca tutto, dal sesso, al dialogo e spesso finanche il rispetto. Si accetta e si va avanti, rimanendo incatenati a qualcosa che non esiste più.

I personaggi sono umani, veri, hanno difetti e pregi, più difetti forse. E ognuno è concentrato soprattutto su se stesso. Raffaele, Oscar, Ilde, il geometra e la sua filosofia “spicciola”, con la quale vi salutò:

“Chi le capiva le donne era bravo. Soprattutto quelle degli anta. Lui preferiva quelle degli enti. Anche quelle degli enta non gli facevano schifo.”

Un breve racconto per circa un’ora di lettura, un viaggio in treno, per pensare.

Un saluto e buona serata,

Titolo: Di Ilde ce n’è una sola
Autore: Andrea Vitali
Editore: Garzanti
Pagine: 151
Anno: 2013

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Gli occhi di Borges di Giovanni Ricciardi ⭐️⭐️⭐️1/2

Il commissario Ponzetti è a Buenos Aires per il riconoscimento del cadavere di una sua vecchia conoscenza, Andrea Perfetti. Nel contempo, si ritrova a inseguire un libro, una copia orginale, con gli appunti dello stesso scrittore Borges, che lo porterà fino alla fine del mondo, Ushuaia e poi ritorno a Roma, dove un altro caso l’attende, una liceale caduta in uno stato catatonico, che si rifiuta di parlare, mangiare e tornare  a scuola.
Il cambiamento è successivo a uno stage effettuato presso un giornale, noto soprattutto per la rubrica degli oroscopi, a sfondo letterario, chiamata “Gli occhi di Borges”.

Il commissario Ponzetti è alle prese con un caso complicato e migliaia di chilometri da fare per giungere alla soluzione dell’enigma. Il romanzo è breve, si legge in un soffio, il giallo non mi convince del tutto, si conclude troppo in fretta e la soluzione del caso è marginale, rispetto alla trama. La scrittura, però, è intensa  e emozionante, ricca di informazioni e riferimenti letterari, scorrevole e densa di immagini e significati. Inoltre, grazie a questa lettura sono andata a rivedere un grande autore argentino del ‘900, Jeorge Borges. Nella foto una delle sue poesie. Come il poeta dice, la vita è una serie di momenti e dobbiamo cercare di crearne sempre di buoni, perché la vita passa e non aspetta.
Un libro molto interessante che vi consiglio soprattutto per conoscere questo mirabile scrittore, Giovanni Ricciardi, è gustarvi il piacere della bella lettura.

E qui vi saluto,

“proprio adesso che per la prima volta ero uscita a rivedere le stelle,”

“Ma la vita è questo, non altro, pensava, e siamo fatti così, e non come vorremmo.”

Un abbraccio!

Titolo: Gli occhi di Borges
Autore: Giovanni Ricciardi
Editore: Fazi – serie Darkside
Pagine: 238
Anno: ottobre 2016

Trilogia del novecento di Eraldo Baldini ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Tre romanzi brevi e intensi riportano all’Italia dei primi del novecento. La guerra in corso o appena alle spalle, un paese vittima di ignoranza, superstizione e povertà e fame.

Non potete non amare la scrittura di Eraldo Baldini, le sue parole sono immagini, che entrano dentro e voi siete lì con la gola serrata dalla  mal’aria, persi nella nebbia, oppure, terrorizzati in una Terra di nessuno.

I racconti sono tre: Nostra signora delle patate, Terra di nessuno e Mal’aria.

Nel primo racconto Maddalena una bimba di undici anni, tornando a casa dall’osteria, vede una donna apparire dal nulla in mezzo ad un campo di patate, di cui rivendica la proprietà. L’episodio scatena immediatamente tramite il passaparola, un’euforia malata, tra chi vede nell’occasione un’importante fine di lucro e chi ha disperatamente bisogno di qualcosa in cui credere.

In Terra di nessuno, quattro ragazzi, appena tornati dal fronte, decidono di intraprendere insieme l’attività di carbonai, in una zona solitaria dell’Appennino. Quello che ignorano è che su quel terreno circolano terribili leggende.

Mal’aria è stata anche una miniserie in due puntate su Rai 1. Sotto le amministrazioni fasciste in una zona paludosa della Romagna, si verificano un numero di morti moto più alto della media del paese. Nonostante, le bonifiche e le misure contenitive introdotte da Mussolini, non ci sono migliorie. Da Roma viene inviato un ispettore sanitario, ad aspettarlo un mondo arcaico, spaventato, fatto di gente disposta a commettere i crimini più atroci, per un tozzo di pane.

I racconti entrano nell’anima, i personaggi sono descritti minuziosamente e sembrano appartenerti.  L’orrore della guerra, di giovani morti non ancora ventenni, il potere mai sazio, lo sfruttamento della povertà. L’autore ricrea tali situazioni, le rende tangibili, tant’è che si resta coinvolti e sgomenti.  Le descrizioni del fronte annientano. Così come la sofferenza della gente nelle paludi.

È il primo libro di questo scrittore che leggo, una scoperta straordinaria e ve lo consiglio. I temi vanno dal giallo, al noir, al gotico. Le parole sono chiavi di un mondo che non è poi così lontano. Quante, troppe persone messe a tacere, quante vite fatte solo di dolore e e bambini e ragazzi strappati alla vita. Quadri drammatici di un’Italia dimenticata, commuovono e si leggono d’un fiato. Una scrittura acuta, potente e seducente dalla quale non ci si può staccare.

La prima pubblicazione di Mal’aria è del 1998. Terra di nessuno del 2001. E Nostra signora delle patate del 2016.

Titolo: Trilogia del novecento

Autore: Eraldo Baldini

Pagine: 312

Editore: Einaudi

Anno 2016